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Allarme “Influenza Australiana”: in arrivo in Italia una stagione influenzale e parainfluenzale ad alta intensità

L’influenza denominata “Australiana” caratterizzata dal virus H3N2, attesa a partire dal mese di ottobre, ha già iniziato a circolare da qualche settimana in Italia. I medici di base lanciano l’allarme, Alberto Chiriatti vice segretario di FIMMG (Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale) Lazio spiega che l’epidemia in arrivo presenta alti rischi, determinati da una possibile sovrapposizione tra i virus influenzali stagionali e infezione da Covid (Omicron 5) non ancora debellata.

Le rivelazioni dei dati relativi alle sindromi influenzali in arrivo per la stagione 2022/2023 emanati dal Servizio di Sorveglianza Nazionale Epidemiologico e Virologico dell’ ISS (Istituto Superiore di Sanità) indica come la prossima stagione autunno-inverno potrà essere particolarmente virulenta e potrà avere un impatto devastante dal punto di vista epidemiologico, clinico, istituzionale e dei costi sociali (spese sanitarie, assenza lavoro e scuola).

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Webinar gratuito: dall’allergia alla reazione avversa agli alimenti

DOMENICA 25 SETTEMBRE ORE 09:30

Webinar Online su piattaforma Zoom
Iscrizione OBBLIGATORIA a info@nutrinews.it per ricevere il link di accesso.

Verrà rilasciato attestato di partecipazione a tutti coloro che parteciperanno all’evento online e che ne faranno richiesta a: info@nutrinews.it.

Il suddetto attestato può essere utilizzato per l’autoformazione e può essere caricato sulla piattaforma Co.Ge.A.P.S. nel proprio dossier formativo, per la valutazione del numero dei crediti ECM.

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Acufene: cos’è, sintomi e possibili cure

L’acufene, comunemente definito tinnito, è un disturbo uditivo che si manifesta con la percezione di un rumore, simile a un fischio, un sibilo o un ronzio, avvertito in assenza di rumori esterni. Il rumore può essere sopportabile o intenso, costante o intermittente. Può essere percepito da un solo orecchio (acufene unilaterale) o da entrambe le orecchie (acufene bilaterale). Sebbene non si tratti di una vera e propria patologia otorinolaringoiatrica, l’acufene viene comunque classificato come un disturbo uditivo in grado di arrecare disagio e incidere sulla qualità della vita di chi ne è affetto.

Acufene: fattori eziologici

La diagnosi dell’acufene può essere effettuata da un medico otorinolaringoiatra, da un audiologo o da un neurofisiologo. Per individuare l’eziologia dell’acufene, il paziente viene sottoposto ad un’attenta anamnesi. Tra i fattori eziologici più comuni che contribuiscono all’insorgenza degli acufeni annoveriamo:

  • Deficit uditivi
  • Disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare
  • Esposizione troppo intensa a onde sonore
  • Farmaci tossici per l’orecchio
  • Patologie dell’orecchio (otiti, otosclerosi)
  • Sbalzi di pressione
  • Possibile tappo di cerume
  • Ostruzione del condotto uditivo
  • Trauma cranico
  • Tumore benigno del nervo acustico (neurinoma)

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La Vulvodinia: una patologia diffusa e sottovalutata che colpisce una donna su sette

Medicina di precisione: dalla diagnosi alla cura

Si è tenuto a Napoli il 6-7 Maggio u.s. (presso l’Hotel Excelsior) un’importante iniziativa scientifica dedicata agli aggiornamenti sulle patologie vulvari più frequenti. La quinta edizione del “FORUM” è stata promossa dalle più importanti Società scientifiche di Ginecologia e Ostetricia Italiana, quali SIGO (Società italiana di Ginecologia Ostetrica) AOGOI (Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri italiani) AGUI (Associazione Ginecologi Universitari italiani) AIGEF (Associazione Italiana Ginecologia Estetica e Funzionale) in collaborazione con la “Fondazione ALESSANDRA GRAZIOTTIN ONLUS” che svolge la sua missione in Italia da sempre indirizzata alla cura del dolore nella donna.

Il filo conduttore dell’importante evento è stato rivolto alla multidisciplinarità integrata e alla visione clinica tra specialisti sulle diverse patologie vulvari, quali l’impatto sulla contraccezione e la natalità, i danni ostetrici sulla salute vulvo-vaginale, sulla continenza urinaria e fecale, sulla sessualità, e le infezioni vulvo-vaginali da malattie sessualmente trasmissibili.

Particolare attenzione è stata dedicata al tema della vulnerabilità oncologica vulvare e sull’importanza del MICROBIOMA femminile nelle disbiosi vulvo-vaginali che possono predisporre ad infezioni subcliniche di grande rilevanza tra le quali la VULVODINIA.

La Vulvodinia è una malattia ginecologica ed è una patologia neuropatica caratterizzata dall’infiammazione dei nervi dell’area genitale femminile esterna pelvica causata da una infiammazione e ipersensibilità delle terminazioni nervose a livello vulvare associata a forte dolore, bruciore, arrossamento, dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali).

Studi recenti e le nuove conoscenze sul Microbioma umano – ha spiegato il Prof. Renato Caviglia – gastroenterologo ed esperto in patologia del pavimento pelvico del “Chelsea and Westminster Hospital London (UK)” hanno prodotto un rilevante impatto scientifico che ha permesso agli esperti di settore di comprendere le interazioni fra batteri, spore, miceti e i loro geni in relazione con i circa 40 mila geni dell’ospite umano e ha consentito di individuare ed interpretare i meccanismi di scambio di trasporti e le varie interazioni tra microrganismi, micronutrienti, microproteine, metalli pesanti che sono alla base dei processi di infiammazione e di infezioni che possono interessare tutta l’area del pavimento pelvico che è implicata in numerosi meccanismi fisiologici quali la defecazione, la minzione e l’attività sessuale e che possono predisporre infezioni vulvovaginali.

Il Prof. Caviglia evidenzia come, a causa di una alterata permeabilità intestinale e di degenerazione cellulare il passaggio di metaboliti microbici a livello sistemico attivano le neuroglie cellule della glia che producono infiammazioni ovvero l’infiammazione dei neuroni che influiscono negativamente sull’espressione del NGF (nerve growth factor) con conseguente aumento della percezione del dolore causato dal cross-talk di tutte le molecole responsabili della neuro infiammazione che sono alla base della genesi della Vulvodinia o Sindrome Vulvo-Vestibolare.

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Il potere antidolorifico e antinfiammatorio della Palmitoleitanolamide (PEA)

Centinaia di articoli scientifici hanno documentato l’importante ruolo nella risposta infiammatoria della Palmitoleitanolamide (PEA) . Questa molecola di natura lipidica fu scoperta nel 1993 da Rita Levi Montalcini che ne dimostrò la capacità di modulare l’iperattività dei mastociti, cellule del sistema immunitario coinvolte nella neuro-infiammazione e nel controllo dell’iperalgesia che accompagna la compressione del nervo periferico.
La Palmitoleitanolamide (PEA) è un composto lipidico endogeno prodotto naturalmente dall’organismo con proprietà analgesiche, antinfiammatorie e antidolorifiche.

“A causa di una alterata permeabilità intestinale e di degenerazione cellulare il passaggio di metaboliti microbici a livello sistemico attivano le neuroglie, cellule della glia che producono neuroinfiammazione ovvero l’infiammazione dei neuroni che influiscono negativamente sulle espressione del NGF (Nerve Growth Factor) con conseguente aumento della percezione del dolore causato dal cross-talk di tutte le molecole responsabili della neuroinfiammazione che sono alla base della genesi della sindrome fibromialgica e del dolore neuropatico“.

Un nuovo complesso molecolare, risultato di una collaborazione scientifica internazionale, è oggi in grado di poter agire sull’espressione dei geni up-down deregolati e di produrre on demand  quantità significative di sostanze endogene come endocannabinoidi (PEA) e specifici enzimi in grado di controllare il dolore neuropatico.

Leggi l’ articolo “MEDICINA DI PRECISIONE: LA FARMACOGENOMICA. Nuovi approcci per la cura del dolore neuropatico e della sindrome fibromialgica” su primapaginanews.it