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Pirv-F20

PIRV F20 è un integratore alimentare a base di Lattoferrina ALfD, Lisozima idrolizzato, Lactobacillus paracasei subsp. paracasei F19, Resveratrolo, Vitamina A, Vitamina C, Vitamina D3, Vitamina E, Vitamina K2, Zinco, e Rame utile a colmare le carenze nutrizionali o gli aumentati fabbisogni di tali nutrienti.

Caratteristiche e proprietà dei componenti

Lattoferrina ALfD
È una glicoproteina capace di legare il ferro libero e con una spiccata attività sul metabolismo
del ferro. Diverse ricerche ne descrivono l’ampio spettro di funzioni in particolare la proprietà antimicrobica, antivirale,
immunomodulatoria. È particolarmente utile per la profilassi delle Infezioni Respiratorie Virali, per controllare gli stati
febbrili e l’azione dei virus nelle sindromi influenzali e parainfluenzali e per le Infezioni Respiratorie Ricorrenti.
Lisozima Idrolizzato
È un enzima (proteina funzionale) in grado di distruggere la membrana cellulare dei batteri e dei virus, costituendo una delle più importanti “sostanze barriera” di difesa di microrganismi patogeni che coinvolgono il cavo orale, apparato respiratorio e quello oculare. Il Lisozima Idrolizzato è una molecola biologica conosciuta come l’antimicrobico naturale utile nel trattamento di soggetti immunodepressi o con fattori di rischio o con patologie croniche quali asma o patologie respiratorie croniche. Numerosi studi scientifici testimoniano la sua particolare efficacia sia nei lattanti ( 5-6 mesi) sia nei bambini (fino a 7-8 anni di età) per rafforzare le difese immunitarie e per con- trastare batteri e virus che possono danneggiare sia l’apparato orale, che respiratorio oltre a quello gastro intestinale.
L’associazione di Lisozima Idrolizzato con Lattoferrina ALfD, Lactobacillus paracasei subsp. paracasei F19®), ripristina
ed incrementa i livelli di produzione di Lisozima endogeno presente nell’organismo, aumentando la sua funzione di
antimicrobico naturale.
Lactobacillus (paracasei subsp. paracasei F19®)
Svolge un’azione antinfiammatoria. Stimola la produzione di anticorpi prodotti dai linfociti B che proteggono la mucosa adenotonsillare con un sistema di protezione locale altamente specializzato. L’attività antivirale è dimostrata dal fatto che, anche in assenza di complemento, le IgA-s sono determinanti per impedire la diffusione virale nell’intero organismo. Le IgA-s svolgono anche azione mediata
(attraverso l’attivazione del complemento) e diretta (per mezzo del meccanismo di neutralizzazione ed un effetto antiadesivo). Svolge inoltre un’importante funzione“carrier”, in grado di trasportare le glicoproteine Lattoferrina ALfD e Lisozima Idrolizzato svolgendo un ruolo di rilievo per la produzione endogena del Lisozima fisiologico.
Resveratrolo
È un fenolo non flavonoide. Studi recenti dimostrano che il resveratrolo ha azione antinfiammato- ria e antitumorale per la capacità di bloccare la produzione della cicloossigenasi–2 (COX-2), l’enzima che trasforma l’acido arachidonico in prostaglandine infiammatorie causa anche di crescita delle cellule tumorali. Il resveratrolo riduce il processo infiammatorio associato con malattie croniche ostruttive delle vie aeree. In uno studio di Nettles, si dimostra che il resveratrolo è un efficace inibitore della proteina pro-infiammatoria interleuchina 6 (IL-6).
Vitamina D3
Nuove evidenze dimostrano l’importante attività della vitamina D su svariate azioni extrascheletriche nel bambino. In particolare, la Vitamina D3, svolge un ruolo importante, e sicuro per la prevenzione delle Infezioni Respiratorie Ricorrenti e/o le loro recidive. Recenti studi, hanno dimostrato che nei soggetti con una pregressa diagnosi di asma, la supplementazione con vitamina D ha determinato importanti riduzioni dell’esacerbazione degli episodi di asma. Svolge inoltre un ruolo positivo in molte patologie di tipo autoimmune ed è rilevante il suo contributo nel controllo dei virus sincinziali-respiratori, citomegalovirus, rotavirus e adenovirus.
Rame Gluconato
Il rame è per sua versatile funzione dopo il ferro e lo zinco, l’oligoelemento quantitativamente più importante nel corpo umano. Svolge un’azione antisettica e disintossicante contro gli stati infettivi e virali, aumenta le difese immunitarie e attiva il metabolismo.
Zinco Gluconato
Numerose evidenze sperimentali dimostrano l’importanza dello zinco gluconato nel metabolismo umano. È infatti dimostrata la sua utilità per il miglioramento dei sintomi da raffreddore o rinovirus nei bambini in età pre-scolare.
Vitamine A, C, E, K2
Complesso multivitaminico bilanciato, in grado di migliorare il metabolismo dei micronu- trienti biologici del sistema immunitario.

Il PIRV-20 sarà presto disponibile, iscriviti alla newsletter per rimanere aggiornato/a sulle nostre promozioni e sapere quando sarà disponibile sul nostro store!

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    Covid: “Nei bambini sintomi più lievi grazie alla glicoproteina lattoferrina”

    La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Journal of Molecular Sciences. “Le proprietà antivirali ed antinfiammatorie della lattoferrina, la candidano come molecola ideale per trattare i pazienti Covid19 positivi”.

    “La recente pandemia da SarsCov2 ha riunito gli sforzi della comunità scientifica per identificare i target virali, perfezionando terapie mirate al controllo della malattia, che ha causato più di cinquecentomila decessi nel mondo. Tra le considerazioni e gli approfondimenti scientifici un dato è emerso durante la fase cruciale della pandemia, ossia che i bambini pur essendo contagiati dal virus, hanno avuto sintomi decisamente più lievi degli adulti, e solo in rarissimi casi l’infezione si è aggravata. Ancora molto c’è da capire su questo aspetto, ma tra le motivazioni si pone l’attenzione sul ruolo dell’immunità innata e umorale dei piccoli pazienti, con funzioni probabilmente più restrittive ed efficaci nei confronti del Covid-19 rispetto agli adulti”.
     
    Da queste osservazioni è nato lo studio appena pubblicato dal team dei clinici di Tor Vergata, insieme ai Colleghi della Sapienza sulla rivista Journal of Molecular Sciences che ha approfondito i meccanismi d’azione della lattoferrina, suggerendo l’utilizzo di quest’ultima nel trattamento dei pazienti Covid positivi paucisintomatici ed asintomatici. L’effetto della lattoferrina contro il Covid può essere considerato anche in prevenzione come un’arma efficace nel controllo del contagio.

    “Le proprietà antivirali ed antinfiammatorie della lattoferrina – intuisce e sostiene la Prof.ssa Elena Campione, Associato della UOSD di Dermatologia del Policlinico Tor Vergata – la candidano come molecola ideale per trattare i pazienti Covid19 positivi”.

    Nel mese di aprile, quindi, è stato successivamente proposto insieme ai Proff. Luca Bianchi, Ordinario e Direttore della UOSD di Dermatologia e Massimo Andreoni, Ordinario di Malattie Infettive del PTV, uno studio clinico per i pazienti Covid19 paucisintomatici ed asintomatici per valutare l’efficacia e la sicurezza di una formulazione liposomiale innovativa di lattoferrina, somministrata per uso orale e ed intranasale.

    “Questo trial clinico – sostiene il team di Tor Vergata – è stato il primo approvato, sull’utilizzo della lattoferrina nei pazienti Covid positivi a livello nazionale ed internazionale. I risultati ottenuti nei pazienti hanno dimostrato, per la prima volta l’efficacia della lattoferrina nel favorire, senza effetti avversi, la remissione dei sintomi clinici nei pazienti Covid-19 positivi sintomatici e la negativizzazione del tampone già dopo 12 giorni dal trattamento. Anche dagli esami ematici abbiamo osservato risultati notevoli che saranno presto pubblicati”.

    Accanto a questo studio clinico, un team coordinato dalla Prof.ssa Piera Valenti, Ordinario di Microbiologia dell’Università La Sapienza di Roma e Membro del Comitato Internazionale sulla Lattoferrina ha verificato in parallelo la qualità, la purezza e l’integrità della lattoferrina utilizzata.

    Ha inoltre eseguito delle prove in vitro sull’azione antivirale della lattoferrina dimostrando come “questa proteina inibisca l’infezione da SARS-CoV-2, bloccando le fasi precoci dell’interazione virus-cellula. La lattoferrina è una glicoproteina capace di sottrarre il ferro non legato dai fluidi corporei e dalle aree di flogosi, con capacità due volte superiori rispetto a quella della transferrina, così da evitare il danno prodotto dai radicali tossici dell’ossigeno e diminuire la disponibilità di ioni ferrici per i microorganismi che invadono l’ospite. E’ dotata di attività antivirale e antibatterica, è considerata uno tra i più importanti fattori dell’immunità naturale non anticorpale. È presente nelle mucose e nei granuli dei neutrofili insieme ad altri fattori quali il lisozima e la lattoperossidasi. I recettori specifici della lattoferrina sono presenti sulle cellule epiteliali a livello delle mucose, sui linfociti, monociti, macrofagi e piastrine. La lattoferrina inibisce sia direttamente che indirettamente i diversi virus che causano malattie nell’uomo. Inibisce direttamente l’infezione virale legandosi ai siti dei recettori virali e/o agli eparansolfati delle cellule dell’ospite impedendo in tal modo che il virus infetti le cellule. La lattoferrina, inoltre, aumenta la risposta immunitaria sistemica all’invasione virale. Interessante notare che c’è una carenza sistemica di lattoferrina in chi è affetto da HIV”.

    In svariati studi in vitro la lattoferrina ha dimostrato di avere potenti effetti antivirali contro la replicazione sia dell’HIV umano che del Citomegalovirus (CMV) senza mostrare alcuna citotossicità. Oltre all’HIV e al CMV, ulteriori studi hanno riscontrato che la lattoferrina inibisce l’infezione da Herpes Simplex di tipo 1 e 2. L’azione antivirale della lattoferrina è stata anche studiata in vitro nel 2011, nei confronti del virus da Sars-Cov, da un team di ricercatori cinesi, che hanno confermato un suo ruolo protettivo, grazie al legame all’eparansolfato che impedisce, quindi, l’entrata del virus.

    Fonte: http://www.ptvonline.it/stampa/art_su/140720_qs.pdf

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    Intolleranza al lattosio: sintomi, diagnosi e soluzioni

    L’intolleranza al lattosio è un disturbo molto comune, si stima infatti che ne sia affetto circa il 40% della popolazione italiana.

    Molti di voi si sono chiesti o si staranno chiedendo se sono intolleranti al lattosio, bene in questo breve elenco faremo una lista dei sintomi più comuni.

    Cos’è l’intolleranza al lattosio?

    L’intolleranza al lattosio consiste nell’ incapacità di digerire correttamente il lattosio ed è causata da una presenza insufficiente dell’enzima lattasi.

    Quali sono i sintomi più comuni?

    • Gonfiore
    • Dolori addominali
    • Flautolenza
    • Diarrea
    • Stipsi
    • Nausea

    Come posso sapere se sono intollerante al lattosio?

    Breath Test, Test genetico e Assunzione di Enzimi come DIGESI’ 9000

    Quali cibi contengono lattosio?

    Ma il lattosio è contenuto anche in alimenti insospettabili

    FRUTTA E VERDURA 
    Broccoli0,21
    Funghi0
    Cipolle bollite e scolate senza sale0,01
    Cipolle dolci crude0,02
    Pere0,01
    Patate (sformato)0,03
    Patate, purè pronto in polvere, preparato da fiocchi di patate senza latte, con latte e burro1,16
    Patate, purè fatto in casa con aggiunta di latte intero0,76
    Spinaci (soufflè)1,51
    UOVA 
    Bianco d’uovo crudo fresco0,07
    Rosso d’uovo crudo fresco0,07
    Uovo intero crudo fresco/Uovo intero fritto/Uovo intero ad omelette/Uovo intero in camicia0
    Uovo intero strapazzato (nella ricetta e’ prevista l’aggiunta di 1 cucchiaio di latte per uovo)1,11
    PIZZE E SNACKS 
    Pizza margherita0,74
    Pizza salsiccia e vegetali0,17
    Pizza margherita surgelata, cotta0,39
    Pane al latte1,8
    Hotdog0,24
    Crackers0,07
    Gelato 4,8
    Cioccolato caldo fatto in casa con latte4,63
    Cioccolato liquido prodotto industrialmente3,83
    FAST FOODS 
    Cheeseburger doppio0,76
    Cheeseburger0,64
    Cubetti di pollo impanati e fritti10,15
    BEVANDE SPORTIVE 
    COCA-COLA, POWERADE, all’aroma di0,2
    limone, pronto da bere
    GATORADE, all’ aroma di frutta0,2
    GATORADE, in polvere all’ aroma di arancia0,2

    Quali sono le soluzioni?

    Le principali soluzioni sono essenzialmente due:

    • Evitare cibi che contengono lattosio
    • Assumere enzimi
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    Il gene della longevità: KLOTHO e la correlazione con il Microbioma umano

    SALUTE, BENESSE E BELLEZZA DELLA DONNA MEDICINA ANTIAGING, MEDICINA ESTETICA, GENOCOSMESI E GINECOLOGIA ESTETICA DI NUOVA GENERAZIONE

    La Medicina Antiaging è la medicina preventiva che correlando geni e stili di vita, studia geneticamente l’individuo alla ricerca delle cause e della predisposizione delle sue malattie e del suo invecchiamento.

    La Dermo-genomica e la Genocosmesi sono branche della Medicina Antiaging che indagano gli stessi rapport interconnessi tra geni ed invecchiamento cutaneo e le risposte specifiche ed individuali a trattamenti verso prodotto Cosmeceutici, avvalendosi di test specifici del DNA idonei a determinare le cause del danneggiamento o della degenerazione precoce della pelle ed i principi attivi utili per proteggerla e ritardarne l’invecchiamento.

    L’insieme dei vari approcci, il modo di elaborare diagnosi, la cura e la prevenzione, dei tanti disturbi funzionali che provocano forme di inestetismo o degenerazione cutanea, sta diventando sempre genere specifico donna-uomo, orientando sempre di più una Medicina di Precisione e di cure personalizzate a seconda del sesso del paziente che oggi è diventata argomento di studio a cura della Medicina e Chirurgia Estetica.

    La Farmagens, attraverso il processamento di indagini predittive, la conoscenza e lo studio del Microbioma umano, metodi d’indagine utili ad individuare le varianti genetiche responsabili dell’invecchiamento precoce cutaneo e della predisposizione a degenerazioni in ambito dermatologico, ha identificato nuove opzioni terapeutiche, efficaci, sicure con ampia tollerabilità da parte dei pazienti, ampiamente supportate da numerosi studi scientifici, che possono quindi essere utilizzati in Genocosmesi per produrre efficaci trattamenti che riguardano l’invecchiamento cutaneo e quello dei vari organi e apparati correlati.

    IL GENE ANTINVECCHIAMENTO “KLOTHO”

    Il gene Klotho, è comunemente definito come “il gene della longevità”.

    Il Gene Klotho è un enzima che codifica una proteina di membrana di tipo 1-correlata, per le Betaglucosidasi, in grado di idrolizzare glucoronidi steroidei. Le proteine transmembrana di Klotho, si legano ad una famiglia di ormoni cimati F.G.F. (Fattori di Crescita dei Fibroplasti), che regolano le funzioni di crescita metabolici di molti organi, tra cui la cute, il fegato, i reni ed il cervello.

    Gli scienziati, medici e biologi di diverse Università di tutto il mondo, hanno dimostrato il ruolo decisivo di Klotho, in particolare per sovraintendere l’invecchiamento e la degenerazione dei tessuti cutanei.

    La scoperta del gene Klotho e le sue molteplici funzioni ed implicazioni con il Microbioma umano, hanno consentito di comprendere i meccanismi ed i processi antiaging, in modo particolare della cute e come Klotho possa svolgere un ruolo pilotato nella medicina rigenerativa, utile per preservare la rigenerazione delle STAM-CELLS e per consentire strategie terapeutiche per la rigenerazione, protezione e cura del tessuto connettivo annesso (rughe, elasticità, opacità), per il rigeneramento cellulare.

    E’ bene precisare che sono circa 1500 i geni che agiscono sull’invecchiamento cutaneo, di cui Klotho è certamente quello più importante, poiché ne determina l’espressione e la variabilità. Klotho controlla la produzione dell’ormone omonimo e a sua volta regola e controlla uno dei principali fattori di crescita: Somatomedina, prodotta soprattutto del fegato e nel derma sottocutaneo (fibroplasti) ed è importantissima nel processo di crescita, dall’infanzia all’età adulta, favorendo nella sintesi di collagene e intervenendo sulla riparazione o generazione di pelle, ossa e cartilagine.

    La Farmagens Health Care, come noto, è proprietaria del marchio e del brevetto del microrganismo LACTOBACILLUS PARACASEI SUBSP.PARACASEI F19®, microrganismo dalle straordinarie proprietà biologiche, in grado di agire come nanovettore biologico o carrier (ulteriore brevetto Farmagens), che oltre ad influenzare direttamente il sistema immunitario, comunica ed interagisce con il sistema dell’ospite.

    Il Genobiotico Paracasei sub. sp. Paracasei F19®, possiede proprietà antinfiammatorie (l’infiammazione cronica e la sovraproduzione di citochine pro-infiammatorie rappresenta la base patogenicità più documentata dei processi di invecchiamento cutanei), il lactobacillus Paracasei sub. sp.Paracasei F19®, è in grado (per azione proteolitica), di frazionare catene glicoproteiche in frammenti funzionali e fungere da nanovettore biologico per il trasporto attivo di sostanze (come Acido Ialuronico, Alfd® Antimicrobial Polypeptide e Chlamydomonas Nivalis), a cui si lega sui siti della parete cellulare e attraverso il sistema immune legato al GALT ed al MALT è in grado di arrivare ai distretti periferici della cute. Quindi il Paracasei sub. sp.Paracasei F19®, legandosi alla Chlamydomonas Nivalis, è in grado di influenzare l’espressione genica, compreso quello che codifica per Klotho (il gene antietà), spegnendo o inibendo i meccanismi di segnalazione insulino/Fattori di Crescita, aumentando la longevità dei vari organi ed apparati.

    Tali conoscenze, in campo della medicina estetica hanno prodotto straordinari risultati, consentendo di scoprire meccanismi e competenze di biostimolazione che permettono di rallentare e controllare l’invecchiamento cutaneo (Medicina Antiaging), attraverso programmi dietetici, farmacologici, estetici e cosmetici utili a configurare una Medicina di Precisione al fine di meglio curare i disturbi funzionali, le patologie croniche degenerative tipiche dell’età avanzate, implicate nella medicina dell’invecchiamento.

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    Il Microbioma intestinale nelle prime ore di vita influenza la salute futura

    Un team di ricercatori dell’Ospedale pediatrico di Filadelfia (CHOP) ha studiato lo sviluppo del microbioma intestinale nelle prime ore dell’infanzia, fornendo una base scientifica su come i cambiamenti in questo apparato possono avere un impatto sulla salute e sulle malattie in futuro. I risultati sono stati pubblicati online dalla rivista Nature Microbiology.

    Mentre i ricercatori hanno compreso l’importante connessione tra le molte specie di batteri nel microbioma intestinale e la salute umana, come queste specie emergano nell’infanzia e quali funzioni assolvono non sono completamente comprese.

    “Alla fine, l’intestino nei bambini conterrà centinaia di diverse specie di batteri, ma alla nascita potrebbero esserci solo 10 o meno specie”, ha dichiarato Kyle Bittinger, PhD, direttore del centro di analisi del Microbiome Center presso CHOP e primo autore dello studio. “Volevamo capire perché quei particolari batteri sono i primi ad emergere e qual è il loro comportamento nelle prime ore di vita.”

    Il team di studio si è concentrato su tre specie di batteri – Escherichia coli, Enterococcus faecalis e Bacteroides vulgatus – perché ad oggi quelle specie sono state osservate nel maggior numero di bambini. Hanno analizzato i genomi di questi batteri per determinare perché stanno crescendo nei neonati. Inoltre, il team ha caratterizzato le proteine ​​e i metaboliti, o piccole molecole, presenti nel microbioma in questa fase di sviluppo.

    Una delle sfide per la raccolta di queste informazioni è che per le prime ore di vita, qualsiasi DNA raccolto da un campione di feci non proviene dai batteri ma dal bambino stesso. I ricercatori non hanno visto i batteri emergere in concentrazioni rilevabili fino a quando i bambini non avevano circa 16 ore.

    Il team di studio ha trovato prove che l’ambiente iniziale del microbioma intestinale è anaerobico, contrariamente al modello prevalente che sostiene che l’intestino diventa anerobico solo dopo che i batteri crescono e consumano ossigeno. Le prove provenivano dall’osservazione dell’ordine in cui gli aminoacidi venivano consumati dai batteri.

    Il team di studio ha anche osservato che i livelli di metaboliti erano generalmente coerenti con il rilevamento di batteri. Le molecole prodotte in genere dai batteri intestinali, come acetato e succinato, sono aumentate in campioni in cui sono stati rilevati batteri. Inoltre, i livelli di proteine ​​selezionate sono scesi nei campioni contenenti batteri, suggerendo che i batteri avrebbero potuto consumare quelle proteine ​​per favorire la crescita.

    L’analisi delle tre specie batteriche studiate in questi neonati ha rivelato che stavano già emergendo molteplici ceppi di ciascun batterio.

    “Con le informazioni che abbiamo, mentre continuiamo a seguire questi bambini, possiamo seguirli e vedere per quanto tempo persistono questi primi ceppi di batteri”, ha detto Bittinger. “Possiamo quindi vedere le conseguenze di questa attività chimica iniziale nei campioni successivi e speriamo di individuare i primi cambiamenti che potrebbero avere un impatto sulla salute più avanti nell’infanzia”.

    I ricercatori sperano di utilizzare i risultati dello studio per determinare in che modo lo sviluppo del microbioma intestinale può influenzare l’aumento di peso in eccesso. I bambini coinvolti in questo studio saranno seguiti nei primi due anni di vita. Inoltre, tutti gli 88 bambini coinvolti nello studio sono afroamericani, una popolazione per la quale l’obesità infantile è una preoccupazione crescente.

    “Esistono pochi studi che hanno esaminato i modelli di crescita infantile negli afroamericani”, ha dichiarato Babette Zemel, PhD, direttore del programma associato del Center for Human Phenomic Science, direttore del Nutrition and Growth Laboratory, un ricercatore accademico con Programma sul peso salutare al CHOP, professore di ricerca di pediatria alla Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania e co-autore senior dello studio. “Con questo importante primo pezzo del puzzle, possiamo seguire questi bambini sani e imparare come appare un normale modello di crescita in modo che, in futuro, potremmo essere in grado di intervenire quando i cambiamenti nel microbioma possono influenzare negativamente i bambini.”

    Fonte:

    https://www.nature.com/articles/s41564-020-0694-0