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Covid: “Nei bambini sintomi più lievi grazie alla glicoproteina lattoferrina”

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Journal of Molecular Sciences. “Le proprietà antivirali ed antinfiammatorie della lattoferrina, la candidano come molecola ideale per trattare i pazienti Covid19 positivi”.

“La recente pandemia da SarsCov2 ha riunito gli sforzi della comunità scientifica per identificare i target virali, perfezionando terapie mirate al controllo della malattia, che ha causato più di cinquecentomila decessi nel mondo. Tra le considerazioni e gli approfondimenti scientifici un dato è emerso durante la fase cruciale della pandemia, ossia che i bambini pur essendo contagiati dal virus, hanno avuto sintomi decisamente più lievi degli adulti, e solo in rarissimi casi l’infezione si è aggravata. Ancora molto c’è da capire su questo aspetto, ma tra le motivazioni si pone l’attenzione sul ruolo dell’immunità innata e umorale dei piccoli pazienti, con funzioni probabilmente più restrittive ed efficaci nei confronti del Covid-19 rispetto agli adulti”.
 
Da queste osservazioni è nato lo studio appena pubblicato dal team dei clinici di Tor Vergata, insieme ai Colleghi della Sapienza sulla rivista Journal of Molecular Sciences che ha approfondito i meccanismi d’azione della lattoferrina, suggerendo l’utilizzo di quest’ultima nel trattamento dei pazienti Covid positivi paucisintomatici ed asintomatici. L’effetto della lattoferrina contro il Covid può essere considerato anche in prevenzione come un’arma efficace nel controllo del contagio.

“Le proprietà antivirali ed antinfiammatorie della lattoferrina – intuisce e sostiene la Prof.ssa Elena Campione, Associato della UOSD di Dermatologia del Policlinico Tor Vergata – la candidano come molecola ideale per trattare i pazienti Covid19 positivi”.

Nel mese di aprile, quindi, è stato successivamente proposto insieme ai Proff. Luca Bianchi, Ordinario e Direttore della UOSD di Dermatologia e Massimo Andreoni, Ordinario di Malattie Infettive del PTV, uno studio clinico per i pazienti Covid19 paucisintomatici ed asintomatici per valutare l’efficacia e la sicurezza di una formulazione liposomiale innovativa di lattoferrina, somministrata per uso orale e ed intranasale.

“Questo trial clinico – sostiene il team di Tor Vergata – è stato il primo approvato, sull’utilizzo della lattoferrina nei pazienti Covid positivi a livello nazionale ed internazionale. I risultati ottenuti nei pazienti hanno dimostrato, per la prima volta l’efficacia della lattoferrina nel favorire, senza effetti avversi, la remissione dei sintomi clinici nei pazienti Covid-19 positivi sintomatici e la negativizzazione del tampone già dopo 12 giorni dal trattamento. Anche dagli esami ematici abbiamo osservato risultati notevoli che saranno presto pubblicati”.

Accanto a questo studio clinico, un team coordinato dalla Prof.ssa Piera Valenti, Ordinario di Microbiologia dell’Università La Sapienza di Roma e Membro del Comitato Internazionale sulla Lattoferrina ha verificato in parallelo la qualità, la purezza e l’integrità della lattoferrina utilizzata.

Ha inoltre eseguito delle prove in vitro sull’azione antivirale della lattoferrina dimostrando come “questa proteina inibisca l’infezione da SARS-CoV-2, bloccando le fasi precoci dell’interazione virus-cellula. La lattoferrina è una glicoproteina capace di sottrarre il ferro non legato dai fluidi corporei e dalle aree di flogosi, con capacità due volte superiori rispetto a quella della transferrina, così da evitare il danno prodotto dai radicali tossici dell’ossigeno e diminuire la disponibilità di ioni ferrici per i microorganismi che invadono l’ospite. E’ dotata di attività antivirale e antibatterica, è considerata uno tra i più importanti fattori dell’immunità naturale non anticorpale. È presente nelle mucose e nei granuli dei neutrofili insieme ad altri fattori quali il lisozima e la lattoperossidasi. I recettori specifici della lattoferrina sono presenti sulle cellule epiteliali a livello delle mucose, sui linfociti, monociti, macrofagi e piastrine. La lattoferrina inibisce sia direttamente che indirettamente i diversi virus che causano malattie nell’uomo. Inibisce direttamente l’infezione virale legandosi ai siti dei recettori virali e/o agli eparansolfati delle cellule dell’ospite impedendo in tal modo che il virus infetti le cellule. La lattoferrina, inoltre, aumenta la risposta immunitaria sistemica all’invasione virale. Interessante notare che c’è una carenza sistemica di lattoferrina in chi è affetto da HIV”.

In svariati studi in vitro la lattoferrina ha dimostrato di avere potenti effetti antivirali contro la replicazione sia dell’HIV umano che del Citomegalovirus (CMV) senza mostrare alcuna citotossicità. Oltre all’HIV e al CMV, ulteriori studi hanno riscontrato che la lattoferrina inibisce l’infezione da Herpes Simplex di tipo 1 e 2. L’azione antivirale della lattoferrina è stata anche studiata in vitro nel 2011, nei confronti del virus da Sars-Cov, da un team di ricercatori cinesi, che hanno confermato un suo ruolo protettivo, grazie al legame all’eparansolfato che impedisce, quindi, l’entrata del virus.

Fonte: http://www.ptvonline.it/stampa/art_su/140720_qs.pdf

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Intolleranza al lattosio: sintomi, diagnosi e soluzioni

L’intolleranza al lattosio è un disturbo molto comune, si stima infatti che ne sia affetto circa il 40% della popolazione italiana.

Molti di voi si sono chiesti o si staranno chiedendo se sono intolleranti al lattosio, bene in questo breve elenco faremo una lista dei sintomi più comuni.

Cos’è l’intolleranza al lattosio?

L’intolleranza al lattosio consiste nell’ incapacità di digerire correttamente il lattosio ed è causata da una presenza insufficiente dell’enzima lattasi.

Quali sono i sintomi più comuni?

  • Gonfiore
  • Dolori addominali
  • Flautolenza
  • Diarrea
  • Stipsi
  • Nausea

Come posso sapere se sono intollerante al lattosio?

Breath Test, Test genetico e Assunzione di Enzimi come DIGESI’ 9000

Quali cibi contengono lattosio?

Ma il lattosio è contenuto anche in alimenti insospettabili

FRUTTA E VERDURA 
Broccoli0,21
Funghi0
Cipolle bollite e scolate senza sale0,01
Cipolle dolci crude0,02
Pere0,01
Patate (sformato)0,03
Patate, purè pronto in polvere, preparato da fiocchi di patate senza latte, con latte e burro1,16
Patate, purè fatto in casa con aggiunta di latte intero0,76
Spinaci (soufflè)1,51
UOVA 
Bianco d’uovo crudo fresco0,07
Rosso d’uovo crudo fresco0,07
Uovo intero crudo fresco/Uovo intero fritto/Uovo intero ad omelette/Uovo intero in camicia0
Uovo intero strapazzato (nella ricetta e’ prevista l’aggiunta di 1 cucchiaio di latte per uovo)1,11
PIZZE E SNACKS 
Pizza margherita0,74
Pizza salsiccia e vegetali0,17
Pizza margherita surgelata, cotta0,39
Pane al latte1,8
Hotdog0,24
Crackers0,07
Gelato 4,8
Cioccolato caldo fatto in casa con latte4,63
Cioccolato liquido prodotto industrialmente3,83
FAST FOODS 
Cheeseburger doppio0,76
Cheeseburger0,64
Cubetti di pollo impanati e fritti10,15
BEVANDE SPORTIVE 
COCA-COLA, POWERADE, all’aroma di0,2
limone, pronto da bere
GATORADE, all’ aroma di frutta0,2
GATORADE, in polvere all’ aroma di arancia0,2

Quali sono le soluzioni?

Le principali soluzioni sono essenzialmente due:

  • Evitare cibi che contengono lattosio
  • Assumere enzimi
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Il gene della longevità: KLOTHO e la correlazione con il Microbioma umano

SALUTE, BENESSE E BELLEZZA DELLA DONNA MEDICINA ANTIAGING, MEDICINA ESTETICA, GENOCOSMESI E GINECOLOGIA ESTETICA DI NUOVA GENERAZIONE

La Medicina Antiaging è la medicina preventiva che correlando geni e stili di vita, studia geneticamente l’individuo alla ricerca delle cause e della predisposizione delle sue malattie e del suo invecchiamento.

La Dermo-genomica e la Genocosmesi sono branche della Medicina Antiaging che indagano gli stessi rapport interconnessi tra geni ed invecchiamento cutaneo e le risposte specifiche ed individuali a trattamenti verso prodotto Cosmeceutici, avvalendosi di test specifici del DNA idonei a determinare le cause del danneggiamento o della degenerazione precoce della pelle ed i principi attivi utili per proteggerla e ritardarne l’invecchiamento.

L’insieme dei vari approcci, il modo di elaborare diagnosi, la cura e la prevenzione, dei tanti disturbi funzionali che provocano forme di inestetismo o degenerazione cutanea, sta diventando sempre genere specifico donna-uomo, orientando sempre di più una Medicina di Precisione e di cure personalizzate a seconda del sesso del paziente che oggi è diventata argomento di studio a cura della Medicina e Chirurgia Estetica.

La Farmagens, attraverso il processamento di indagini predittive, la conoscenza e lo studio del Microbioma umano, metodi d’indagine utili ad individuare le varianti genetiche responsabili dell’invecchiamento precoce cutaneo e della predisposizione a degenerazioni in ambito dermatologico, ha identificato nuove opzioni terapeutiche, efficaci, sicure con ampia tollerabilità da parte dei pazienti, ampiamente supportate da numerosi studi scientifici, che possono quindi essere utilizzati in Genocosmesi per produrre efficaci trattamenti che riguardano l’invecchiamento cutaneo e quello dei vari organi e apparati correlati.

IL GENE ANTINVECCHIAMENTO “KLOTHO”

Il gene Klotho, è comunemente definito come “il gene della longevità”.

Il Gene Klotho è un enzima che codifica una proteina di membrana di tipo 1-correlata, per le Betaglucosidasi, in grado di idrolizzare glucoronidi steroidei. Le proteine transmembrana di Klotho, si legano ad una famiglia di ormoni cimati F.G.F. (Fattori di Crescita dei Fibroplasti), che regolano le funzioni di crescita metabolici di molti organi, tra cui la cute, il fegato, i reni ed il cervello.

Gli scienziati, medici e biologi di diverse Università di tutto il mondo, hanno dimostrato il ruolo decisivo di Klotho, in particolare per sovraintendere l’invecchiamento e la degenerazione dei tessuti cutanei.

La scoperta del gene Klotho e le sue molteplici funzioni ed implicazioni con il Microbioma umano, hanno consentito di comprendere i meccanismi ed i processi antiaging, in modo particolare della cute e come Klotho possa svolgere un ruolo pilotato nella medicina rigenerativa, utile per preservare la rigenerazione delle STAM-CELLS e per consentire strategie terapeutiche per la rigenerazione, protezione e cura del tessuto connettivo annesso (rughe, elasticità, opacità), per il rigeneramento cellulare.

E’ bene precisare che sono circa 1500 i geni che agiscono sull’invecchiamento cutaneo, di cui Klotho è certamente quello più importante, poiché ne determina l’espressione e la variabilità. Klotho controlla la produzione dell’ormone omonimo e a sua volta regola e controlla uno dei principali fattori di crescita: Somatomedina, prodotta soprattutto del fegato e nel derma sottocutaneo (fibroplasti) ed è importantissima nel processo di crescita, dall’infanzia all’età adulta, favorendo nella sintesi di collagene e intervenendo sulla riparazione o generazione di pelle, ossa e cartilagine.

La Farmagens Health Care, come noto, è proprietaria del marchio e del brevetto del microrganismo LACTOBACILLUS PARACASEI SUBSP.PARACASEI F19®, microrganismo dalle straordinarie proprietà biologiche, in grado di agire come nanovettore biologico o carrier (ulteriore brevetto Farmagens), che oltre ad influenzare direttamente il sistema immunitario, comunica ed interagisce con il sistema dell’ospite.

Il Genobiotico Paracasei sub. sp. Paracasei F19®, possiede proprietà antinfiammatorie (l’infiammazione cronica e la sovraproduzione di citochine pro-infiammatorie rappresenta la base patogenicità più documentata dei processi di invecchiamento cutanei), il lactobacillus Paracasei sub. sp.Paracasei F19®, è in grado (per azione proteolitica), di frazionare catene glicoproteiche in frammenti funzionali e fungere da nanovettore biologico per il trasporto attivo di sostanze (come Acido Ialuronico, Alfd® Antimicrobial Polypeptide e Chlamydomonas Nivalis), a cui si lega sui siti della parete cellulare e attraverso il sistema immune legato al GALT ed al MALT è in grado di arrivare ai distretti periferici della cute. Quindi il Paracasei sub. sp.Paracasei F19®, legandosi alla Chlamydomonas Nivalis, è in grado di influenzare l’espressione genica, compreso quello che codifica per Klotho (il gene antietà), spegnendo o inibendo i meccanismi di segnalazione insulino/Fattori di Crescita, aumentando la longevità dei vari organi ed apparati.

Tali conoscenze, in campo della medicina estetica hanno prodotto straordinari risultati, consentendo di scoprire meccanismi e competenze di biostimolazione che permettono di rallentare e controllare l’invecchiamento cutaneo (Medicina Antiaging), attraverso programmi dietetici, farmacologici, estetici e cosmetici utili a configurare una Medicina di Precisione al fine di meglio curare i disturbi funzionali, le patologie croniche degenerative tipiche dell’età avanzate, implicate nella medicina dell’invecchiamento.

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Il Microbioma intestinale nelle prime ore di vita influenza la salute futura

Un team di ricercatori dell’Ospedale pediatrico di Filadelfia (CHOP) ha studiato lo sviluppo del microbioma intestinale nelle prime ore dell’infanzia, fornendo una base scientifica su come i cambiamenti in questo apparato possono avere un impatto sulla salute e sulle malattie in futuro. I risultati sono stati pubblicati online dalla rivista Nature Microbiology.

Mentre i ricercatori hanno compreso l’importante connessione tra le molte specie di batteri nel microbioma intestinale e la salute umana, come queste specie emergano nell’infanzia e quali funzioni assolvono non sono completamente comprese.

“Alla fine, l’intestino nei bambini conterrà centinaia di diverse specie di batteri, ma alla nascita potrebbero esserci solo 10 o meno specie”, ha dichiarato Kyle Bittinger, PhD, direttore del centro di analisi del Microbiome Center presso CHOP e primo autore dello studio. “Volevamo capire perché quei particolari batteri sono i primi ad emergere e qual è il loro comportamento nelle prime ore di vita.”

Il team di studio si è concentrato su tre specie di batteri – Escherichia coli, Enterococcus faecalis e Bacteroides vulgatus – perché ad oggi quelle specie sono state osservate nel maggior numero di bambini. Hanno analizzato i genomi di questi batteri per determinare perché stanno crescendo nei neonati. Inoltre, il team ha caratterizzato le proteine ​​e i metaboliti, o piccole molecole, presenti nel microbioma in questa fase di sviluppo.

Una delle sfide per la raccolta di queste informazioni è che per le prime ore di vita, qualsiasi DNA raccolto da un campione di feci non proviene dai batteri ma dal bambino stesso. I ricercatori non hanno visto i batteri emergere in concentrazioni rilevabili fino a quando i bambini non avevano circa 16 ore.

Il team di studio ha trovato prove che l’ambiente iniziale del microbioma intestinale è anaerobico, contrariamente al modello prevalente che sostiene che l’intestino diventa anerobico solo dopo che i batteri crescono e consumano ossigeno. Le prove provenivano dall’osservazione dell’ordine in cui gli aminoacidi venivano consumati dai batteri.

Il team di studio ha anche osservato che i livelli di metaboliti erano generalmente coerenti con il rilevamento di batteri. Le molecole prodotte in genere dai batteri intestinali, come acetato e succinato, sono aumentate in campioni in cui sono stati rilevati batteri. Inoltre, i livelli di proteine ​​selezionate sono scesi nei campioni contenenti batteri, suggerendo che i batteri avrebbero potuto consumare quelle proteine ​​per favorire la crescita.

L’analisi delle tre specie batteriche studiate in questi neonati ha rivelato che stavano già emergendo molteplici ceppi di ciascun batterio.

“Con le informazioni che abbiamo, mentre continuiamo a seguire questi bambini, possiamo seguirli e vedere per quanto tempo persistono questi primi ceppi di batteri”, ha detto Bittinger. “Possiamo quindi vedere le conseguenze di questa attività chimica iniziale nei campioni successivi e speriamo di individuare i primi cambiamenti che potrebbero avere un impatto sulla salute più avanti nell’infanzia”.

I ricercatori sperano di utilizzare i risultati dello studio per determinare in che modo lo sviluppo del microbioma intestinale può influenzare l’aumento di peso in eccesso. I bambini coinvolti in questo studio saranno seguiti nei primi due anni di vita. Inoltre, tutti gli 88 bambini coinvolti nello studio sono afroamericani, una popolazione per la quale l’obesità infantile è una preoccupazione crescente.

“Esistono pochi studi che hanno esaminato i modelli di crescita infantile negli afroamericani”, ha dichiarato Babette Zemel, PhD, direttore del programma associato del Center for Human Phenomic Science, direttore del Nutrition and Growth Laboratory, un ricercatore accademico con Programma sul peso salutare al CHOP, professore di ricerca di pediatria alla Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania e co-autore senior dello studio. “Con questo importante primo pezzo del puzzle, possiamo seguire questi bambini sani e imparare come appare un normale modello di crescita in modo che, in futuro, potremmo essere in grado di intervenire quando i cambiamenti nel microbioma possono influenzare negativamente i bambini.”

Fonte:

https://www.nature.com/articles/s41564-020-0694-0

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L’importanza dell’Acido Folico (Vitamina B9) in gravidanza

Con l’aiuto del Ministero della Salute e della Struttura Sanitaria Humanitas, spieghiamo cos’è l’Acido Folico (Vitamina B9), a cosa serve, dove trovarlo e perchè è importante durante la gravidanza.

Che cos’è la vitamina B9 (acido folico)?

La vitamina B9, o acido folico, fa parte del gruppo delle vitamine idrosolubili, quelle che non possono essere accumulate nell’organismo, ma devono essere regolarmente assunte attraverso l’alimentazione.
La vitamina B9 tende a distruggersi in presenza di calore eccessivo e a disperdersi a contatto con l’acqua.

Qual è la differenza tra acido folico e folati?

Questi ultimi sono composti naturalmente presenti negli alimenti, mentre l’acido folico è la molecola di sintesi presente nei supplementi vitaminici e negli alimenti arricchiti con queste vitamine.
I folati devono essere necessariamente introdotti attraverso l’alimentazione, in quanto il nostro organismo li produce sono in quantità molto limitate.

A che cosa serve la vitamina B9 (acido folico)?

La vitamina B9, o acido folico, è fondamentale per le donne in gravidanza poiché questa vitamina tende a proteggere e favorire lo sviluppo dell’embrione.
La vitamina B9 è anche fondamentale per la sintesi delle proteine e del DNA nonché per la formazione dell’emoglobina. La sua giusta presenza nell’organismo contribuisce anche a prevenire molti rischi alla nostra salute di natura cardiovascolare.
L’acido folico e i folati sono coinvolti nella sintesi di molecole importanti come il DNA, l’RNA e le proteine. Sono essenziali, quindi, per tutte quelle cellule che nel nostro organismo vanno incontro a processi di differenziazione e rapida proliferazione, come ad esempio le cellule del sangue e della pelle e sono particolarmente importanti durante la formazione dell’embrione, quando si sviluppano e si differenziano i primi abbozzi degli organi.

In quali alimenti è presente la vitamina B9?

La vitamina B9, o acido folico, si trova soprattutto in alcuni alimenti come le verdure a foglia verde (lattuga, broccoli, spinaci, asparagi), nel fegato, nel latte, in alcuni cereali e in alcuni frutti come le arance, i kiwi e i limoni.
Quindi un’alimentazione ricca in frutta, verdura e legumi, contenenti folati, può contribuire a ridurre l’incidenza delle malformazioni congenite, ma la sola alimentazione non è sempre sufficiente a coprire il fabbisogno quotidiano in folati e, se si programma una gravidanza, è necessario integrare la dieta con compresse di acido folico.

Qual è il fabbisogno giornaliero di vitamina B9?

Il fabbisogno giornaliero di vitamina B9, o acido folico, è di circa 0,2 mg.

Durante la gravidanza, però, le future mamme devono assumerne una quantità doppia dal momento che il feto utilizza le riserve materne di acido folico.

Carenza di vitamina B9

La carenza di vitamina B9, o acido folico – derivato da abuso di alcol, dall’insorgenza di alcune patologie come il diabete mellito insulino-dipendente e la celiachia – provoca una produzione ridotta di globuli rossi nel sangue, con conseguente sorgenza di anemia.
La carenza di vitamina B9, o acido folico nelle donne in gravidanza può avere effetti negativi sul corretto sviluppo del sistema nervoso del feto.
Una carenza di queste vitamine può determinare anche forme di anemia e aumentare il rischio di gravi malformazioni fetali, come i difetti del tubo neurale (tra cui spina bifida, anencefalia e encefalocele) ed altre malformazioni, in particolare alcune difetti congeniti cardiovascolari, malformazioni delle labbra e del palato (labiopalatoschisi), difetti del tratto urinario e di riduzione degli arti.
Secondo il sistema di sorveglianza europeo delle anomalie congenite EUROCAT (European surveillance of congenital anomalies) ci sono, in media, 20 casi di malformazioni congenite ogni 1.000 nati.

Eccesso di vitamina B9

È difficile si verifichino problemi di salute dovuti a un eccesso di vitamina B9, in quanto le quantità oltre i limiti presenti nell’organismo vengono presto espulse attraverso le urine.
Si possono però registrare alcuni casi di sovradosaggio rivelati da sintomi come la comparsa di tremorinervosismo immotivato, reazioni allergiche e accelerazione dei battiti cardiaci. Altissime dosi di acido folico nel sangue potrebbero cagionare problemi ai reni, ma anche questa è una possibilità molto remota.

È vero che la vitamina B9 contribuisce alla trasmissione dei caratteri ereditari?

Sì, è vero, perché l’acido folico, o vitamina B9, contribuisce alla costruzione del DNA, l’acido nucleico che contiene le informazioni genetiche che corrispondono al colore degli occhi, ai tratti somatici, al colore dei capelli, alla struttura fisica che ogni individuo riceve in genere in “dono” dai propri genitori.

Numerosi studi hanno dimostrato, che la supplementazione di acido folico durante la gravidanza è efficace nella prevenzione primaria dei difetti del tubo neurale permettendo una riduzione del rischio anche fino al 70%.
Qui di seguito gli studi in proposito:
Rapporto Istisan n. 13/28 – Prevenzione primaria delle malformazioni congenite: attività del Network Italiano Promozione Acido Folico e la Raccomandazione elaborata dal Network Italiano.